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mercoledì 18 luglio 2012

Downfall




Questo primo-giovedi-del-mese (5 luglio) veniva a coincidere con più di un' occasione a Londra. L'evento classico che si ripete mensilmente è l'apertura serale delle gallerie e l'inaugurazione di mostre nell'East London, questa volta rinfarcito dall'esposizione dei progetti finali degli studenti d'Arte per la chiusura delle accademie e dall'inaugurazione dello Shard di Renzo Piano a London Bridge.

Tantissime persone, vino e birra gratis, chiacchiericcio e cultura.

Lasciando perdere la spoglia inaugurazione dell'iperbolico edificio dell'architetto italiano, mi sono intrufolata ad Est nei vari padiglioni delle accademie, alla ricerca di qualche novità tra i giovani artisti inglesi.

Premettendo che la massiva concentrazione di cose non mi aiuta a concentrarmi, so che qualcosa prima o poi catturerà la mia sete estetica. E così incontro una scala in legno che simula uno scioglimento e smetto di cacciare. Il mio coinquilino ed io restiamo imbambolati per un po' fino a quando non mi decido di prendere il biglietto da visita. 




Hollie MacKenzie è davvero giovane.

Classe '89, studentessa presso “Arts University College at Bournemouth” BA (Hons) in Belle Arti, tecnica fuori dal comune permeata di letture impegnate ad approfondire il suo interesse per i concetti di utopia e distopia.

La sua formazione guarda soprattutto al Costruttivismo e Modernismo Russo, movimenti introdotti dopo la rivoluzione d'Ottobre.





L'utopia per la costruzione di una nuova società ideale, superante i limiti di quella esistente, pare un meccanismo cognitivo imprescindibile dell'umanità occidentale, che dalle origini greche ad oggi ha cercato di formulare e ri-formulare mondi migliori possibili, sempre irrealizzibili.
Platone, Thomas Moore, Francis Bacon, Georges Orwell, Aldous Huxley, Karl Marx, Fredrick Engels, J. G. Ballard, sono solo alcuni dei nomi che nutrono la struttura concettuale delle opere di Hollie MacKenzie.

'Downfall' (2012) è una scala in legno di pino capace di ridare il senso di sgocciolamento, vincitrice del premio Dorset Visual Arts Prize Award 2012.
L'oggetto di per sé nasce con lo scopo di collegare due piani ed è interpretabile come la materializzazione di sogni di crescita, di miglioramento per raggiungere un livello più alto. Entrambe le letture sono qui negate, in una scala difficile da realizzare “spingendosi al di la dei limiti del materiale per ottenere qualcosa di naturalmente impossibile”. La scala, assieme alle utopie, si scioglie e conduce ad una parete bianca simbolo di un non-luogo (di rimando all'origine greca οὐ("non") eτόπος ("luogo"-"non-luogo").

Commentando le sue opere (di cui ricordiamo anche “Collapse”(2011), “Meltdown”(2011), “Pupas” (2011), la giovane artista spiega:



“Creo specifiche installazioni che distorgono l'ambiente in cui sono esposte”
come ad esempio parcheggi o parchi, 
“indirizzando il pubblico verso un'esperienza ultraterrena ed ad interpretare come deviante la realtà attuale in cui viviamo”.

“Collapse”(2011)





“Collapse”(2011)




“Meltdown”(2011)





“Meltdown”(2011)
“Pupas” (2011)
Abbracciando il ruolo di artista militante Hollie MacKenzie concepisce l'arte come:

“Il potere di sfidare le idee e radicalizzare i concetti(...)” 
mirando a 
“sviluppare ideali utopici e processi di cambiamento attraverso le espressioni artistiche”.


Critica nei confronti della società capitalistica come “migliore dei mondi possibili”, Hollie MacKenzie punta ad un' Arte utopica che costruisce e de-costruisce mondi sociali sognati.



NADIA







martedì 12 giugno 2012

Everthin' a fiver



Il mercato ha sempre quel fascino legato al “pullulare”. 
Nell'immaginario comune ci sono teste e bancarelle e ancor più nel dettaglio, schiamazzi dei venditori.

Questo è in tre parole il Flower Market di Columbia Road a Londra, la domenica mattina fino alle 14. Giorno e orario sono sempre stati per me un ostacolo insuperabile, portandomi a consigliarlo a tutti senza mai esserci stata.

Questa domenica non potevo lasciarmelo sfuggire di nuovo: la presenza dei uno dei miei più cari amici e la telefonata della madre ore 9:26, per aggiornamenti sul TG italiano, han voluto che mi reggessi in piedi in un orario socialmente accettabile.

L'atmosfera di Bethnal Green, il quartiere dell'East End che ospita settimanalmente il mercato, ti seduce come una sirena ulissica. Ci si inoltra per le stradine silenziose, tra ragazzi a passeggio col cane che ti indicano la strada e persone che se ne allontanano trasportando fiori.

E poi la litania profana.


“Everthin' a fiver!”





Sei ufficialmente arrivato.

La via del mercato è una sola (per l'appunto Columbia Road), nemmeno troppo lunga e per lo più stretta. C'è la calca e bisognava arrivare prima. Ma il clima invita a non scoraggiarsi e mi fa dimenticare quello atmosferico, chiaramente e sempre uggioso.
C'è chi coltiva i fiori che rivende o chi importa specie esotiche dall'estero. In particolare io ritrovo i miei cactus, piante irrintracciabili nei negozi della città.




Lasciando la strada e spostandosi sul marciapiede di destra e di sinistra ci si può intrufolare in più di sessanta negozietti indipendenti, tra gallerie d'arte, vestiti ed oggettistica che cela sul retro caffetterie e gastronomie biologiche.





Una chicca? Il brand Nom Living dedicato agli accessori della casa, in legno di cocco, dalla texture leopardata e alle fragranti scatoline porta-oggetti, in legno di cannella. Prodotti artigianali dal prezzo accessibilissimo.